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Ai
fini di un'analisi tesa alla verifica dei fenomeni attuali,
il Mediterraneo costituisce sicuramente un'area privilegiata,
un laboratorio che per un verso consente esperimenti per
altro impone delle soluzioni. L'ingente spostamento di uomini
dalle periferie al centro industrializzato, di fatto, sta
creando una società multietnica e multiculturale
in cui frequentemente esplodono fenomeni di contrap-posizione
anche drammatica che innescano episodi di intolleranza razziale;
i rischi sono molto elevati e possono essere prevenuti solo
per mezzo di un attento lavoro che riesca a far passare
nella società uno schema culturale in grado di far
capire come una migliore tradizione culturale e civile poggi
i suoi presupposti etici e intellettuali sull'accetta-zione
dell'altro diverso da sé e dunque sulla tolleranza.
Un obiettivo congiunto della politica e della didattica
deve essere quello di favorire il processo di integrazione
attraverso strutture, insegnamenti, mezzi che possano concorrere
al processo di formazione delle nuove generazioni per una
cultura dell'integrazione. Con il lavoro fin qui svolto
proprio in questa ottica una rete di studiosi con una tradizione
di impegno culturale e operativo, insieme a una serie di
accordi fra singoli Paesi del Mediterraneo, ha offerto un
contributo profes-sionale concreto con l'apporto di formulazioni
e proposte valide per una società come quella italiana,
che deve assorbire da una parte l'impatto delle massicce
immigrazioni all'interno del proprio tessuto sociale ed
economico e dall'altra favorire l'accoglienza e le forme
di integrazione che consentano ai cittadini di metabolizzare
la nuova esperienza dell'incontro con elementi provenienti
da culture diverse.
La finalità è quella di riuscire a creare
una società multietnica e multiculturale sana e corretta,
determinata cioè nella sua moralità nella
quale sempre più di rado debbano prodursi fenomeni
di intolleranza e di disgregazione sociale.
Sono queste le linee seguite dal Progetto Strategico, che
in conclusione ha inteso contribuire in maniera fattiva
a una convivenza civile nella quale possa trovare spazio
la composizione di opposti interessi - le logiche della
politica e la propensione al guadagno delle economie - secondo
un costante processo di mediazione che possa favorire la
coesione di elementi culturali e umani differenti all'interno
della medesima società anche per mezzo della conoscenza
storica e antropo-logica, sicuro tramite di un dialogo costruttivo.
Il Comitato per le Scienze Storiche, Filologiche e Filosofiche
(Comitato 08) del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha
voluto proporsi quale punto di riferimento per l'elaborazione
e la raccolta di proposte, tecniche e operative, che tenessero
conto della ricerca speculativa e di quella applicata, allo
scopo di rendere più organici i legami scientifici
pur vivi fra i ricercatori nei diversi Paesi mediterranei.
Si è voluto anche creare una rete permanente di scambi
di esperienze che, pur operando nel rispetto delle singole
individualità scientifiche, culturali e nazionali,
affrontasse i problemi comuni, arrivando a conoscerne le
radici remote e recenti, per partecipare attivamente allo
sviluppo di un'Europa aperta all'integrazione umana e razziale
e disponibile alla conservazione e alla protezione dell'ambiente.
I risultati del progetto oggi sono a disposizione di quanti
vorranno prenderne atto e utilizzarli. Tuttavia ancora un
dato merita di essere sottolineato.
Per la prima volta nell'esperienza italiana un gran numero
di studiosi dell'area umanistica - oltre quaranta Unità
di ricerca che hanno mobilitato, tra italiani e stranieri
oltre più di cinquecento studiosi appartenenti a
settori e specializzazioni diverse - si è raccolto
intorno a un tema unico dichiarando in anticipo i temi e
gli obiettivi della ricerca nella pubblicazione distribuita
a Napoli nel 1995. In una successiva pubblicazione del 1997
si è dato conto dei risultati in itinere e oggi finalmente
si è arrivati a un bilancio che ci si augura possa
essere di piena soddisfazione a fronte dell'investimento
che il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e dunque la comunità
nazionale, ha fatto sul Progetto. Ai risultati del lavoro
si deve aggiungere il compia-cimento di aver fatto emergere
il considerevole patrimonio scientifico, umano e di alta
specializ-zazione che la comunità scientifica italiana
può a buon diritto vantare all'interno di quella
europea. |