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- Ceuta: la dipendenza spagnola |
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Enclave spagnola in territorio marocchino,
porta sud dello stretto di Gibilterra, Ceuta è situata
sul pendio nord delle colline, lungo l'istmo che unisce
Monte Hacho all'hinterland del paese. La storia di questo
porto, è stata condizionata tanto dalla posizione geografica
quanto dall'importanza strategica sul Mediterraneo. Già
nel lontano passato fu sede di diversi importanti insediamenti:
cartaginesi, greci, romani segnarono il suo destino di
colonia che solo sotto il dominio bizantino la città riuscì
ad ottenere una parvenza di indipendenza.
La sua favorevole posizione, porto commerciale per oro,
argento e schiavi, determinò forti tensioni ed un succedersi
di assedi, battaglie e trattati per rivendicarne tra Spagna
e Portogallo. Nel corso dell'XI secolo il Portogallo iniziò
l'opera di riconquista del proprio territorio che sarebbe
culminata cent'anni più tardi con l'espulsione degli arabi.
Così una volta raggiunta l'unità politica e territoriale
il paese entrò in un fiorente periodo di sviluppo economico,
raggiungendo il massimo splendore tra il XV e il XVI secolo:
era l'era delle grandi scoperte, delle spedizioni marittime
e delle conquiste territoriali, che garantirono al paese
iberico un vasto regno dall'Europa, all'America, all'Africa
e all'Oriente. Nel 1415, su sollecitazione di Enrico Il
Navigatore - terzo figlio del re di Portogallo Giovanni
I e Filippa di Lancaster - si diede inizio a manovre militari
per conquistare la strategica Ceuta; il controllo sulla
città avrebbe garantito un'importante posizione sul Mediterraneo.
Nel luglio del 1415 Ceuta entrò nei possedimenti portoghesi
diventando sotto il governatorato di Enrico Il Navigatore
base di numerose spedizioni marittime che assicurarono
al Portogallo un'espansione territoriale sull'Atlantico.
Nel 1580, al tempo di Filippo II, il porto fu incluso
tra i possedimenti portoghesi della Corona spagnola e
poi ceduto del tutto alla Spagna sulla base del Trattato
di Lisbona del 1668.
Nel 1863 la città venne trasformata in porto franco, la
nuova posizione determinò un forte stimolo allo sviluppo
demografico ed economico che ricevette un impulso importante
con l'instaurazione di un regime di protettorato spagnolo
sul nord del Marocco. La posizione privilegiata e lo stretto
legame con la Spagna spinse molti spagnoli a trasferii
nella dipendenza nordafricana, il flusso detrminò agli
inizi del XX secolo, tra il 1900 e il 1920, una crescita
demografica significativa, la popolazione passò da 13.269
a 35.219 abitanti; nella seconda metà del XX secolo, la
composizione etnica della città, fortemente condizionata
dal suo passato storico, determinò forti tensioni tra
residenti marocchini e governo spagnolo. La particolare
situazione demografica è stata considerata dalla Spagna
solo nel 1985 con la Lex de extrajeria (L. 7/1985)
sui diritti e le libertà degli stranieri in Spagna.
Nonostante il processo nordafricano di decolonizzazione,
che permise al Marocco di raggiungere nel 1956 l'indipendenza,
la città di Ceuta continuò a rimanere sotto il controllo
spagnolo, inutilmente il governo marocchino motivò le
proprie rivendicazioni al Comitato di decolonizzazione
dell'ONU, che non è mai riuscito a risolvere l'imbarazzante
caso Spagna-Ceuta-Marocco. L'intransigenza spagnola e
l'indifferenza internazionale non mutarono la linea politica
di Rabat per la riconsegna della città.
La situazione di Ceuta è rimasta invariata per anni, solo
dall'inizio degli anni ottanta da parte del governo spagnolo
venne considerata la possibilità di concederle l'autonomia,
la proposta legislativa ravvivò il contrasto tra Madrid
e Rabat, il Marocco considerava l'iniziativa spagnola
una minaccia ai propri diritti. Nel 1995 il governo spagnolo
riconobbe a Ceuta lo status di autonomia. Oggi la città
rimane motivo di tensione tra i due governi, in linea
massima né Madrid né Rabat sono mai intervenute con le
armi per dare una svolta decisiva alla questione, consapevoli
probabilmente che una reazione violenta avrebbe avuto
gravi ripercussioni nell'area del Mediterraneo.
Per le questioni politiche di Ceuta, si rimanda ad un
paragrafo a parte, che considera il problema unitamente
a quello della città di Melilla. |
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- Melilla: la dipendenza spagnola |
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Enclave spagnola, con un territorio di
appena 19 kmq, occupa una piccola penisola sulla costa meridionale
del Marocco e due adiacenti gruppi di isole. La città è
posta di fronte ad Almeria, a est del Cabo de la Tres Forcos,
in un'ampia rientranza del Marocco ed è attraversata da
Rio de Oro. La particolarità di questo porto è data dalla
sua posizione strategica che né ha determinato le sorti.
Melilla, fondata dai fenici e colonizzata da romani, goti
e arabi, fu posta successivamente sotto la Spagna, bramosa
di acquisire una posizione di prestigio sulla costa nordafricana,
al centro dei suoi interessi vi era Marocco uno dei paesi
più ambiti dalla penisola iberica, poiché avrebbe garantito
un controllo sulla fascia più occidentale del Mediterraneo
e di conseguenza sulle vie commerciali transahariane. Per
Melilla la vicinanza con la Spagna, nel periodo finale della
Riconquista iberica, fu fatale: nel 1415 fu occupata Ceuta,
nel 1417 Tangeri e nel 1497 Melilla.
Alla fine del XV secolo il monopolio europeo sul Mediterraneo
e l'Atlantico determinarono il crollo economico del Marocco
e di conseguenza quello politico, provocando una resa incondizionata
alla conquista coloniale europea, che raggiunse il suo apice
tra il XIX e XX secolo. Nel corso del '900 il paese vide
crescere progressivamente l'ingerenza dell'attività diplomatica
delle potenze marittime europee, in particolare Spagna,
Gran Bretagna e Francia: la spartizione del continente africano
era in atto. Nel 1912, un accordo franco-ispano-britannico
determinò la trasformazione del paese in protettorato francese
e la sua suddivisione: la Spagna ricevette la regione di
Ifni a sud vicino al Sahara e quella del Rif a nord con
Ceuta e Melilla. Sarà proprio quest'ultima regione a divenire
teatro di lotte provocate da nazionalisti che non intendevano
arrendersi alla dominazione europea. Tra il 1919 e il 1926
le tensioni nella regione portarono a quella che viene ricordata
come "La guerra di Melilla" o "Guerra del Rif" tra la Spagna
e le tribù della regione. La sollevazione berbera ebbe inizio
nel 1921, a seguito della proclamazione della Repubblica
del Rif da parte dell'emiro Abd el Karim che ricevette l'approvazione
sia dalla III Internazionale che dal Movimento Panslamico.
Il conflitto, che colse di sorpresa gli spagnoli convinti
di dover combattere con truppe impreparate e prive di un
qualsiasi preparazione militare, si dimostrò più lungo del
previsto, i primi anni furono durissimi per la Spagna. Solo
dopo 5 anni Madrid riuscì a sedare la ribellione grazie
all'aiuto della Francia che, nel 1925, decise di intervenire
attaccando i berberi da sud con proprie truppe guidate dal
generale Henri Philippe Pétain.
Nonostante la sconfitta, la sollevazione berbera del Rif
ha avuto un significato fondamentale nella storia marocchina,
infatti, anche se solo a livello regionale, è da considerarsi
come la presa di coscienza del suo popolo, del sentimento
nazionale e della via per raggiungere l'indipendenza.
Il piccolo presidio spagnolo sarà ancora al centro di importanti
eventi storici: proprio da qui nel 1936 prese le mosse il
colpo di stato militare che diede inizio alla guerra contro
il Fronte Popolare Spagnolo. Questo aspetto evidenzia quanto
fosse consolidato l'insediamento spagnolo nel territorio,
tant'è che oggi le resistenze di Madrid a cedere alle richieste
marocchine si spiegano con la presenza di una popolazione
spagnola consolidatasi da secoli.
Oggi Melilla, insieme a Ceuta conta circa 129.000 abitanti;
la specificità della popolazione di Melilla risiede nel
suo carattere misto poiché, come per Ceuta, accanto ad una
maggioranza spagnola vive una nucleo compatto marocchino-musulmano.
Verso la fine degli anni ottanta, il problema della presenza
musulmana non regolamentata a livello giuridico determinò
forti tensioni che esplosero in una violenta protesta popolare.
Alla base delle motivazioni dei protestatari, guidati dal
leader Mohamed Aomar Dudù e dall'Associazione socio-culturale
Terra Omnium, vi era sia la richiesta di non applicare la
legge sugli stranieri sia quella di concedere la nazionalità
a quei musulmani radicati da anni nella città. La lotta
per il "riconoscimento" portò alla concessione della nazionalità
a un totale di 5.710 marocchini residenti a Melilla. |
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- Ceuta e Melilla: terre contese |
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Le due enclaves spagnole in territorio
marocchino, rappresentano oggi gli ultimi residui del colonialismo
iberico del XV secolo. L'intransigenza di Madrid verso le
rivendicazioni marocchine non è più giustificata dal valore
strategico-geografico delle due città, ormai insignificanti
a livello economico a causa del decadere dell'importanza
del Mediterraneo come mare commerciale, ma si spiega con
la presenza di una popolazione spagnola consolidatasi da
secoli sul territorio.
Il governo marocchino da tempo rivendica il possesso di
Ceuta e Melilla, le motivazioni nascono da considerazioni
sia storiche che geografiche, tutti i dati dimostrano che
i due presidi, prima di diventare spagnoli, facevano parte
della nazione marocchina. Prova storica sono i legami tra
questi territori e le dinastie marocchine che hanno governato
di volta in volta il paese, per quanto riguarda l'aspetto
geografico la dominazione spagnola ha per 500 anni precluso
il Marocco ad uno sbocco "reale" sul Mediterraneo. Infatti
il paese nordafricano, anche se vanta una vasta apertura
sul mare, non è mai riuscito ad essere una potenza marittima
poiché i "suoi" due porti principali non erano sotto il
suo controllo: un ritorno del Marocco sul Mediterraneo è
legato, inevitabilmente, al recupero territoriale geografico
di Ceuta e Melilla.
Dal punto di vista giuridico le due città sono menzionate
nella costituzione spagnola del 1978 che le considera parti
integranti del territorio spagnolo, stabilendo un deputato
e due senatori per ciascuno di esse all'interno delle Cortes.
Nella prima metà degli anni ottanta da parte del governo
di Madrid venne considerata anche la possibilità di concedere
un statuto autonomo per entrambi i presidi: il progetto
di autonomia, la legge sugli stranieri e il problema della
cittadinanza dei marocchini residenti alla fine degli anni
ottanta determinarono forti tensioni tra Rabat e Madrid.
Al fine di trovare una soluzione pacifica al contenzioso,
nel 1987, il monarca marocchino propose al re spagnolo la
costituzione di un gruppo di riflessione sul destino di
Ceuta e Melilla; alla base delle argomentazioni marocchine
vi era la volontà di creare un clima di pace e di sicurezza
nell'area del Mediterraneo, capace di garantire sia la continuità
territoriale del Marocco che i diritti e gli interessi socio-culturali
della Spagna. Nonostante la disponibilità marocchina la
Spagna mantenne una linea politica intransigente.
Alla fine del 1993 fu nuovamente presentata al Parlamento
spagnolo la proposta di autonomia per entrambe le città,
il nuovo disegno legislativo, considerato nel quadro legislativo
dell'articolo 414 della costituzione spagnola, ha riaperto
definitivamente la discussione. La reazione marocchina è
stata immediata, con la mozione del febbraio 1994 Rabat
condannò chiaramente l'iniziativa spagnola come una sfida
ai diritti del Marocco e contraria al trattato di amicizia
ispano-marocchino. La mozione denunciava l'unilateralità
dell'iniziativa e accusava la Spagna di disconoscere sia
la sovranità del Marocco sui suoi territori che i suoi legittimi
diritti. Nel 1995 l'autonomia fu concessa ad entrambi i
presidi.
Se da una parte il Marocco continua ad insistere rivendicando
i due territori seguendo la linea di riflessione proposta
dal re Hassan II, che evidenziava l'importanza di rendere
il contenzioso su Ceuta e Melilla un momento di crescita,
capace di sviluppare gli spazi di cooperazione anziché un
motivo di chiusura tra i due governi, d'altra la Spagna
mantiene una linea intransigente chiaramente espressa dal
portavoce del governo spagnolo in una dichiarazione della
fine degli anni '90 "[…] la situazione delle due città
è determinata dalla costituzione e perciò non vi è nulla
da cambiare". |
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- Ceuta e Melilla: l'ultima frontiera per il sogno europeo |
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Le due città rappresentano oggi, insieme
allo stretto di Gibilterra, un'importante punto di passaggio
per gli immigrati clandestini provenienti dai paesi africani
e dalla Turchia. E' proprio qui che passa l'ultima frontiera
meridionale tra l'Europa e l'Africa, dove migliaia di immigrati
africani si raggruppano per raggiungere il sogno europeo.
Tra le due enclaves e Algeciras, punto di approdo della
penisola iberica, per i trafficanti di clandestini rimane
solo una pericolosa frontiera naturale: lo stretto di Gibilterra.
Lo stretto è di 57 km di lunghezza, il tratto che separa
Algeciras dai due presidi è largo appena 13,2 km ed è da
considerarsi il punto più pericoloso da attraversare. Molte
sono state le vittime del mare, l'associazione degli immigrati
marocchini (AEME) parla di 4.000 persone disperse dagli
inizi degli anni novanta.
Il lungo viaggio spesso però si ferma proprio a Ceuta e
a Melilla, infatti se da una parte i pericoli sono le turbolente
acque dello stretto, dall'altra c'è chi invece non riesce
mai a salire su una patera, ossia le piccole imbarcazioni
da pesca che fanno da spola tra una costa e l'altra. Migliaia
di immigrati rimangono bloccati nelle due città in squallidi
campi di accoglienza, aspettando che una lenta burocrazia
decida per il loro futuro, il tutto immerso in un clima
di aperta ostilità da parte della popolazione.
Nonostante la situazione degli immigrati nelle città di
Ceuta e Mellilla sia un problema per entrambi i governi
(marocchino e spagnolo), non c'è dubbio che allo stesso
tempo rappresenti per tutte e due una risorsa economica
illecita, alla quale nessuno vuole ufficialmente rinunciare.
Dall'inizio del 1992 si è accresciuta la rete mafiosa che
gestisce il traffico dei clandestini e numerose sono le
piccole organizzazioni familiari che assumono il ruolo di
intermediari tra clandestini e le organizzazioni mafiose.
Tutti approfittano della situazione precaria.
Non è facile capire il ruolo della Spagna e quello del Marocco
in questa rete di traffico, sicuramente per il paese nordafricano
il flusso migratorio rappresenta non solo una importante
fonte di entrata, ma anche una causa politica con
la Spagna che, nel momento in cui esploderà, riaprirà la
questione secolare dei due presidi.
La Spagna non è nuova al fenomeno migratorio africano, ma
da quando è stata promulgata la legge sull'immigrazione
nel 1985 a livello comunitario e, successivamente, firmato
l'accordo Schengen sono cominciati i problemi. Nel 1992,
nella zona di Algeciras sono stati arrestati 1.536 immigrati
clandestini e nel 1996, in Andalusia altri 7.741: le cifre
continuano a crescere vertiginosamente e il problema degli
immigrati clandestini rimane aperto.
Come la Spagna intenda risolvere i problemi migratori dal
nord Africa ancora non è chiaro, infatti fino ad oggi dal
governo centrale non è stata presa in considerazione nessuna
politica a lungo termine, ma si è limitato a gestire il
problema quotidianamente a seconda delle necessità del momento.
Non c'è dubbio che in un quadro più generale la questione
dei flussi migratori via Ceuta-Melilla assume un
valore geopolitico importante, nel futuro il Parlamento
Europeo sarà costretto ad aprire gli occhi sul problema
e non è detto che la questione non trascini con sé il secolare
contenzioso ispano-marocchino.
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